Il meglio e il peggio degli Oscar 2020

Qualche strascico di femminismo, molte standing ovation, nessuna vittoria davvero inattesa e un unico guizzo non previsto. Tutti gli alti e bassi degli Oscar 2020.

Per il secondo anno consecutivo la formula molto asciutta della cerimonia degli Academy Award si è dimostrata efficace: nessun presentatore, pochi intermezzi musicali e una rapida consegna di statuette una categoria dopo l’altra. Si è fatta l’alba comunque, eppure in maniera molto più ritmata e meno soporifera. Gli Oscar 2020 non hanno riservato né grandi guizzi né troppe sorprese, ma si faranno ricordare per la vittoria di Parasite, primo titolo in lingua straniera a vincere come miglior film. Oltre che – probabilmente – per una performance inattesa e un meme che potrebbe circolare molto per qualche tempo.

Ecco tutti gli alti e bassi della serata.

La miglior coppia di presentatori: James Corden e Rebel Wilson

Non tanto per essere saliti sul palco travestiti come i rispettivi personaggi interpretati in Cats. Quanto per l’ironia sulla resa – come dire – naif della grafica del film (“Essendo parte del cast di Cats, nessuno può capire meglio di noi l’importanza di validi effetti speciali”). Anche Olivia Colman, comunque, si è difesa piuttosto bene scherzando sulla vittoria dell’anno scorso sulle ali dell’ubriachezza: “È stata la più bella serata nella vita di mio marito”.

Oscars 2020 Cats gif

Il momento più inquietante: Idina Menzel e le sue cloni

O meglio, le altre Elsa. Perché l’attrice e cantante americana è salita sul palco in compagnia di nove colleghe doppiatrici di Elsa nelle varie versioni internazionali di Frozen. Insieme si sono esibite in una performance multilingue di Into the Unknown, candidata come miglior canzone originale. Stessi abiti cipriati, stesse ugole, stessi sguardi sognanti, e pure batti cinque e saltelli entusiastici finali. Si capirà quindi la ragione dell’effetto “bambole assassine pronte a conquistare il mondo”. Serena Autieri, voce italiana di Elsa, furtunatamente l’ha scampata.

Il peggior ospite: Martin Scorsese

Le cerimonie di premiazione fanno al regista americano lo stesso effetto di catalessi che la visione infinita del suo The Irishman provoca al resto del mondo (si scherza, dai). Per quanto lo si inquadri, non si capisce mai quali emozioni stia provando. E se lo si capta è probabile siano quelle sbagliate (impassibilità alle battute di Ricky Gervais e grasse risate per quelle molto più blande di Steve Martin e Chris Rock). Si ringrazia la regia per aver colto la reazione entusiasta all’esibizione di Eminem.

Oscars 2020 Scorsese gif

La standing ovation più lunga: Eminem

Cos’hanno in comune il Festival di Sanremo appena concluso e gli Oscar 2020? Una passione per gli squat in platea (le standing ovation sono state una decina, per la precisione) e per il rap a sorpresa. Solo che gli italiani, come versione di Lose Yourself, la canzone del film 8 Mile che nel 2003 vinse un Oscar, hanno dovuto sorbirsi quella di Diletta Leotta mixata con Ciuri Ciuri. Gli americani hanno invece potuto godersi proprio l’originale di Eminem. Platea spettinata e ovazione finale quasi pari a quella dell’anno scorso con i Queen.

La migliore esultanza: Brad Pitt

Colui che ha inaugurato la consegna dei premi allungandosi al rallentatore per afferrare la statuetta di miglior attore non protagonista.

Oscars 2020 Brad Pitt gif

Il discorso più toccante: Bong Joon-ho

“Grazie. Adesso sono pronto a bere, fino a domani mattina.”

Il candidato più snobbato: Martin Scorsese (sempre lui)

Dopo lo sforzo non indifferente nel creare The Irishman si è dovuto sorbire innumerevoli cerimonie di premiazione senza quasi mai vincere niente. Sarebbe curioso chiedergli cosa ne pensi degli omaggi dei registi vincitori, che a turno han sempre tenuto a nominarlo quale ispiratore dei propri percorsi artistici.

La vittoria meno attesa: Nessuna

Tutto noiosamente – ma meritatamente – secondo le previsioni.

La vittoria memorabile: Parasite

Non perché non ce la si aspettasse (certo, 1917 era ancora più favorito). Ma perché nella storia degli Academy Award si tratta del primo film in lingua straniera a vincere il premio più importante. Riscattando, secondo alcuni giornali americani, una lunga lista di titoli stranieri che avrebbero meritato lo stesso riconoscimento.

Gif Parasite

La causa più gettonata: Il femminismo

Gli strascichi del caso Weinstein si sono percepiti anche durante questi Oscar 2020, sebbene molto più flebili. Anche stavolta si è protestato per la mancanza di donne tra i registi nominati (che registi, però!) e per compensare si è fatto sfoggio della prima donna a dirigere l’orchestra durante la cerimonia (e qui Sanremo è pioniere). Che l’effetto #MeToo si stia un po’ affievolendo, però, lo si è notato soprattutto dalle conversazioni con le attrici sul red carpet: dopo qualche anno di sole e timorose domande impegnate, si è infatti ripreso a chiedere di abiti, diamanti e altre frivolezze per cui gli Oscar sono perlopiù seguiti.

Per il resto, attivismi e discorsi ispirazionali vari si sono occupati della scarsità di nominati non bianchi (Chris Rock), della necessità di un riconoscimento per gli stuntman (Brad Pitt), e dell’egoismo generale che sta avendo gravi ripercussioni non solo sul genere umano (Joaquin Phoenix).

Il commentatore migliore: Gianni Canova

Quest’anno gli americani avranno pur piazzato sul red carpet un autorevole critico cinematografico – Elvis Mitchell – ma qui ci si tiene più che volentieri Gianni Canova. Perché le sue recensioni in 30 secondi dei titoli candidati a miglior film sono splendidi esercizi di critica verbale. Uno dei pochi a cui non servono grandi discorsi retorici per cogliere – e far percepire – l’essenza di quel che scorre su schermo.

Il meme che ci si porterà dietro per un po’

Questa smorfia di Billie Eilish

Oscars 2020 Billie Eilish gif

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