Sanremo 2020 | Il Festival delle omelie

Chissenefrega delle canzoni: al Sanremo 2020 importano molto più le omelie. Tutto quello che ho scoperto nella prima serata del Festival.

Stavolta non serviva essere cinici, pessimisti, malpensanti.

Un po’ lo si sapeva, che questo 70esimo Festival di Sanremo sarebbe stato figlio della mediocrità.

C’era da riprendersi da quel poco di freschezza portato – chi l’avrebbe mai detto – dal Claudio Baglioni pionere del Festival del karaoke egoriferito e dell’autoironia impassibile. E per neutralizzarlo, a partire dall’anno scorso, sarebbero serviti almeno una decina di Festival il più possibile stantii.

Quello che ancora non sapevo, invece, mi si è palesato davanti agli occhi con una serie – lunga tutte le infinite ore della prima serata di gara – di sconfortanti rivelazioni.

Ad esempio ho scoperto che la storia scorre davvero al contrario, e il Sanremo settuagenario pare molto più tradizionale del Sanremo numero uno.

Ho scoperto poi che quello di Amadeus è il Festival dei comparativi assoluti, delle iperboli, dei superlativi (quelli grammaticali). Forse nella speranza che a descriverla con parole grandi nessuno si accorga della pochezza della formula, che è un collage di spezzoni.

Ho scoperto che Amadeus è amico, anzi amicissimo, di tutti. E di questi tutti si è circondato per provare a dare allo spettacolo un qualche spessore.

Invece ha fatto scoprire – ahimè, ahinoi, ahitutti i televisionari – che anche Fiorello può essere mediocrizzato da uno show mediocre.

Ho scoperto che i cantanti in gara ormai sono puri riempietivi. Altrimenti non si spiegherebbe come Morgan sia passato inosservato.

Ho scoperto infatti che questo è il Festival della donna, mica della canzone. Perciò spazio a un entra-esci continuo di presenze femminili, tutte con un monologo più o meno impegnato da recitare.

Il momento omelia moralista, cultura dello sguardo contrito, si ripete in scaletta con una frequenza che nemmeno Maria De Filippi tre anni fa si azzardò ad abbordare.

Ma almeno ho scoperto che “bellissima”, alle donne del Sanremo 2020, glielo si può dire. Non si offendono. Specie con Amadeus, per il quale “bellissima” – ho scoperto – qualsiasi aggettivo può sostituire.

Ho scoperto infine che la bella e fluida scrittura del primo Festival di Baglioni resterà esemplare unico, forse. E mai avrei immaginato un giorno di avere nostalgia di Claudio il dirottatore artistico.

Anche perché qui si è tornati a sorbirsi Al Bano e Romina superospiti: non ce ne libereremo mai, ho scoperto.

Ma si è fatto tardi adesso, coviene andare a dormire. O più probabile direttamente a lavorare.

Ché domani – anche se è già oggi – c’è una sorpresa di quelle che l’entusiasta Amadeus anticipa con tanta dovizia di particolari che sorprese non sono più.

Domani, si diceva, c’è la reunion dei Ricchi e Poveri.

Da Sanremo 1970, per il momento, è tutto.

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