Tonfi e Trionfi | Le pagelle alla tv di gennaio 2020

Come sarebbe questo 2020 televisivo, se le pagelle tv di gennaio ne fossero un anticipo?

Non so se il primo mese dell’anno sia davvero un anticipo di quello che passerà dai teleschermi durante il resto dell’anno. Anzi, è pressoché certo che non lo sia. Per me però un piccolo significato premonitore lo ha. Ad esempio, se ci si dovesse basare sul gennaio appena concluso, nel 2020 si prospetterebbe qualche esperimento interessante, nuovi modi per raccontare storie dal valore sociale, serie piuttosto inedite tra le produzioni italiane e diversi rischi per le lunghe cerimonie tv. C’è poi, invece, qualcosa che nonostante le speranze è probabile non cambierà mai. Tipo i palinsesti ventennali di Mediaset. O lo stare “un passo indietro” del servizio pubblico.

Danza con me - tv gennaio 2020

Trionfi: Danza con me e il balletto in tv

Uno si aspetta che il balletto in prima serata tv sia un treno diretto per la fase REM. Poi, con molta intelligenza, Roberto Bolle si circonda di gente più o meno giusta e ne trae un piacevole percorso tra i diversi generi televisivi. A unire il tutto, note, passi di danza e una scrittura di sottile e timida autoironia che di certo non ci si aspetta. La collocazione ormai consueta in apertura di nuovo anno allevia le pene di chi la sera prima ha dovuto assistere alla desolazione del Capodanno generalista.

La pupa e il secchione

Tonfi: Mediaset e il riciclo

Più si va avanti e più Mediaset si guarda indietro: allunga il collo, lo infila nei suoi archivi, sfoglia titoli, se ne autocompiace e poi tutta tronfia fa spazio tra le fasce di palinsesto per incastrarceli. Il gennaio 2020 è stato il turno del ritorno in tv dello spettacolo grottesco di La pupa e il secchione e delle vecchie “inchieste” delle Iene (in daytime, perché venti edizioni a settimana non erano abbastanza). Considerando l’aggiunta a una programmazione invariata – almeno – da inizio millennio, si sta completando il ritorno a vent’anni fa. Premio conservatorismo assoluto.

Il cantante mascherato

Trionfi: Il cantante mascherato

Perché finalmente qualcuno si è accorto che per le gare canore in tv non è più tempo di seriosità. Perché ha riportato in prima serata un gioco di società televisivo. Perché ha un meccanismo perfettamente calibrato per creare caos. E perché ha infilato Fausto Leali in un pallo-mostro a due denti e Orietta Berti in un unicorno horror. Ma soprattutto perché, camuffando voci con la schizofrenia di un duenne in una stanza dei bottoni, mi ha fatto scoprire che se Teo Mammuccari fosse una donna sarebbe Tina Cipollari.

Il cantante mascherato giuria

Tonfi: Il cantante mascherato (sì, non è un errore)

Perché Milly Carlucci ha preso tutto troppo sul serio. Perché non si può assemblare una giuria con meno senso dell’umorismo di un Kim Jong-un qualsiasi e sperare che comprenda lo spirito farsesco del gioco. Perché tre ore sono un sequestro di persona (pureX Factor ha accorciato, per dire), specialmente se annacquate dal giocare di Al Bano a nascondino. Perché ci si poteva sbizzarrire coi nomi, e invece si è puntato sui soliti noti, nascondendoli intenzionalmente male. Perché, insomma, la Rai ha trasformato un format di successo internazionale nella solita sagra del provincialismo. Perdendo un’occasione di tenersi in tasca le sue manacce maldestre.

Little America-Apple-TV

Trionfi: Little America e l’immigrazione

Non tutte le serie tv hanno bisogno di trame complesse, climax drammatici, antieroi irresistibili e colpi di scena pirotecnici. E non tutti i racconti dell’immigrazione hanno bisogno di moralismo e vittimismo. Otto normalissime storie di vita, a volte, possono mostrare diverse sfumature, trasmettere più emozioni e mettere in circolo spontanea empatia. Mai venuto in mente, ad esempio, di chiedere a un immigrato come ci si senta a essere immigrato?

Golden Globe 2020-Ricky-Gervais

Tonfi: I Golden Globe 2020 e la noia

Finora la noia aveva narcotizzato soltanto le serate degli Oscar. Ma il gennaio 2020 sarà forse ricordato come il momento in cui decise di andare ad asfissiare anche la cerimonia tv dei Golden Globe. Neppure l’ultima – dice lui – conduzione di Ricky Gervais ha potuto far nulla per diradarla un po’. Sarà forse che più il mondo rotola in basso e più la retorica attivista da ritiro statuetta sta diventando sterile. Sarà che ormai non brilliamo per capacità d’attenzione. Ma se anche i lunghi eventi tv americani iniziano a stufare, la situazione è critica.

Sex Education serie tv Netflix

SuperTrionfo: Sex Education e l’ingenuità

Quando sei una serie di e per teenager e per giunta parli solo di sesso puoi imboccare due strade: pedantizzare il tutto oppure impegnarti a provocare. Poi c’è Sex Education, che ha scelto la via dell’ingenuità; cioè quella che emerge da qualsiasi essere umano quando si tratta di relazioni. Doppia lode, peraltro, per aver evitato il moralismo nonostante la mole di temi trattati. Con il bonus di un cast straordinario nel gestire la carica comica e quella drammatica di ciascun personaggio, muovendo facilmente affezione. Senza dubbi una delle cose migliori che negli ultimi anni si siano viste in tv.

Amadeus-Sanremo-2020-tv

SuperTonfo: Amadeus e i passi indietro

Fossero stati solo quelli delle vallette di Amadeus, i passi indietro, sarebbe stato più confortante. Invece in questo gennaio è toccato assistere ai passi indietro dell’evento tv italiano, perché se nel 2020 decidi di dare una conferenza stampa si presuppone almeno che chi l’affronti sappia cosa dire; ai passi indietro di Sanremo, che ancora ha bisogno di Al Bano e Romina superospiti; ai passi indietro dello stesso Amadeus, che pensava invece di farne dieci avanti; ai passi indietro della dignità femminile. Non solo perché è ancora di moda la formula presentatore al centro esatto di un harem di donne (dieci, stavolta, wow!). Ma anche perché sono proprio queste ultime a farsi andare bene un invito con funzione non meno ornamentale di quella dei filari di fiori.   

Luna Nera serie tv gennaio 2020

Il rimandato del mese: Luna Nera

Il primo requisito per un fantasy che possa definirsi tale è la credibilità. Perché altrimenti, se le ambientazioni sono artificiose, la scrittura da teleromanzo e le interpretazioni da soap opera, l’effetto che si ottiene sono sorrisi imbarazzati, non certo coinvolgimento. Ma benché sembri un remake di Fantaghirò, la terza produzione italiana di Netflix ha almeno avuto il coraggio di addentrarsi in un territorio che in questo paese non ci si azzarda molto a esplorare. E visto il percorso di maturazione di chi l’ha preceduta – Suburra e Baby, per i disattenti – le si dà ancora un po’ di fiducia.

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