Tonfi e Trionfi | Il meglio e il peggio nella tv di luglio 2019

Il luglio televisivo è stato tutto successi ipnotici e cadute surreali. E tutta una questione di intuizioni ottimamente (o malamente) assecondate.

Che strana, la tv di questo luglio 2019. Tra i suoi palinsesti prevedibilmente ridimensionati si sono alternate riuscite assai contagiose e cadute abbastanza imbarazzanti. C’è quindi chi ha trionfato capendo che il trash pare meno colpevole se deride sé stesso, chi ben districandosi tra i rischi delle operazioni nostalgia e chi elaborando un discorso delicato a modo suo e con (apparente) onestà. Dall’altro lato, invece, c’è chi si è cimentato in performance da incubo, chi ha dovuto cedere alla mania di controllo degli spettatori e chi ha pensato di aver compiuto un’impresa così incredibile da crederla degna di un documentario, seppur dal potere informativo nullo.

Il che insegna quanto a spostare il peso della qualità sia la maniera più o meno consistente di rendere concrete le proprie intuizioni. Anche se a volte succede che il mediocre si travesta da superbo e davvero in pochi riescano a smascherarlo…  

Sfoglia tutti i Tonfi e Trionfi nella tv di luglio 2019

Trionfi: L'ipnosi di Temptation Island

Tonfi e Trionfi - Voto 4

Un giorno ci vergogneremo di aver seguito con fedeltà incorruttibile le avventure masochiste dell’isola delle tentazioni. Ma quel tempo è ancora lontano. Perché le storie estive di cornificatori e cornificati, avvinghiamenti acquatici, mascara colanti per effetto di scuse improbabili e video montati con viltà autoriale, sono noccioline da sgranocchiare in compagnia mentre ci si lustra l’ego di superiorità. Maria De Filippi ha capito che il trash pare innocente, se s’irride da sé. E, srotolata paziente la sua carta (tele)moschicida, non ha dovuto aspettare molto per vedere anche gli spettatori più altezzosi appiccicarcisi uno dopo l’altro.

 

Trionfi: Gli stantii palinsesti 2019/2020

Voto-1

Se la stagione generalista appena conclusa era un intruglio di roba vecchia e novità inutili, la prossima si prospetta pure peggio. Perché nei palinsesti farciti sdoppiando titoli rodati (da Amici Vip a Il Collegio per genitori), fotocopiando format, riesumando programmi da cantina e riportando l’evento tv dell’anno nelle mani rassicuranti di Amadeus tutto sembra remare sempre più veloce verso il passato. Visto l’andazzo sovranista, a occhio e croce dovrebbero tornare anche i filmati Luce. Tanto basta cambiare titolo, e lo stantio profuma di nuovo.

Trionfi: La continuità di Stranger Things

Migliori-serie-tv-The-Good-Doctor-Voto-4

Facile giocare con la nostalgia di un’epoca. Un po’ meno, invece, trasmetterla anche a chi quell’epoca non l’ha vissuta. Stranger Things continua a riuscirci, con il suo museo di cimeli anni Ottanta che fa brillare gli occhi adulti e incuriosisce per stranezza quelli più giovani. Ma soprattutto, ci riesce grazie all’innocenza dell’infanzia che pervade tutto, combatte il male e può pure concedersi, nei momenti di più grave intensità, un intermezzo NeverEnding Story. Alimentando un’affezione che va oltre la ripetitività delle avventure.

Tonfi: Netflix, gli esperti e il finale di Tredici

Voto-1

Tanto si è impegnata Tredici a sembrare seria, che alla fine sul serio l’hanno presa veramente. Così Netflix, cedendo agli allarmi degli esperti, l’ha privata del finale con suicidio. Il che è alquanto bizzarro per una serie il cui motore è proprio il tema del suicidio. E considerando che, pur nel peccare di eccesso romanzato, il suo merito è sempre stato una rappresentazione molto realistica delle problematiche non solo adolescenziali, vien da chiedersi se la pretesa di controllare i racconti tv non inizi a essere minaccia concreta per l’era d’oro della serialità.

Trionfi: Lo spettacolo milanese di Louis C.K.

Tonfi e Trionfi - Voto 4
Dello spettacolo milanese di Louis C.K. si è parlato seguendo i venti di guerra irremovibili tra femministe e groupie, cinici compiaciuti e moralisti indignati, critici del suo pubblico e critici di chi ha criticato il suo pubblico, entusiasti e insoddisfatti delle battute. E dire che lo stand-up comedian è diventato il più bravo smascherando l’umano quale concentrato di infime contraddizioni, elaborandoci stavolta anche la vergogna per le molestie commesse. E l’effetto tra l’imbarazzo e la compassione (oltre che comico) prova che far parlare i colpevoli gioverebbe pure alla causa #MeToo.

 

Tonfi: L'onnipresenza di Mario Giordano

Voto-0.5

Uno dei contraccolpi peggio frustanti di quest’epoca in cui il ciarlare a vanvera si è fatto diritto è l’onnipresenza televisiva di Mario Giordano. Sereni erano i tempi in cui bastava non guardare Studio Aperto (sforzo poco arduo) per mettersi in salvo dalla sua stridula saccenza. Adesso si cambia canale e lo si ritrova comunque. La sua immagine si materializza e moltiplica con effetto pupazzo di Saw in una vetrina di televisori. E l’esperienza di performance come questa è tortura peggiore dell’episodio più sadico di Black Mirror.

SuperTrionfo: Il ritorno di Veronica Mars

Tonfi e Trionfi-Voto-4.5
Veronica Mars
è sempre stata molto più che un semplice drama per adolescenti. Veronica Mars è sempre stata anche mystery intrigante, procedural ben costruito e dialogo non moralista su tematiche reali, con una brillantezza di scrittura rara per il suo genere. Cosicché il suo mondo (personaggi compresi) è rimasto attuale e non stona affatto nella tv di un quindicennio dopo. Forse il suo ritorno non era necessario e non crea dipendenza come in passato. Ma è una delle poche eccezioni in cui crogiolarsi nella nostalgia appaga, e anche tanto.

SuperTonfo: L'utilità oscura di In viaggio con Di Battista

Voto-0.5
Quante cose s’imparano viaggiando con Di Battista (e consorte). Alessandro il pentastellato filma cose e zooma all’impazzata, insegnando (per associazioni libere) che un paese si conosce andando al mercato o al cimitero, un figlio unenne è un ottimo passepartout per arruffianarsi gli indios, il bagnetto è sempre da fare (non importa se nella vasca per lavare il pesce), e i problemi si affrontano scappando in posti remoti del globo, perché “ogni tanto la fuga è pure bella”. Se non altro - mentre turba l’interesse di Sky per questo reportage di ovvietà egoriferite – si dissolve il mistero sulle sue puntuali sparizioni a ogni potenziale scaramuccia di governo.

Il rimandato del mese:

La vera identità di La casa di carta

La serie spagnola sulla banda di Robin Hood coi nomi di città non sarebbe dovuta tornare: due parti annacquate all’inverosimile bastavano, ecco. Poi però l’epidemia di tute rosse e Dalì-maschere ha ingolosito Netflix, che l’ha afferrata, accorciata e infarcita di esagerazioni che già abbondavano fino all’inverosimile più ridicolo. Chissà se con la quarta parte lo spettatore entusiasta (causa retorica populista) si accorgerà di aver guardato una semplice telenovela rivestita di azione spicciola.

 

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