Ipnosi ‘Temptation Island’

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Perché “Temptation Island” è il fulcro del trash estivo, eppure è difficile da non guardare.

Consuetudine vuole che al primo fiutare di favole tronistiche e scaramucce da confessionale la testa si scrolli ad azionamento automatico fino alle prime avvisaglie di dolore cervicale.

Di quella roba lì, delle telenovele defilippiche, barbariche, marcuzziane proprio non ne vuoi sapere: finito il periodo delle sviste di gioventù (oltre ad annoiare) affossano il tuo status di sedicente intellettuale.

Solo che poi – perché le vie agli occhi sono più che televisive – una sbirciata la dai e prima di tornare alle altre telenovele, quelle meglio camuffate e netflixiane, tocca inventarsi la scusa dell’osservazione popolare. Si sa mai, insomma, che la testa ti tradisca e annuisca al sentir la storia di Tizio che erba fumò e Caio e Sempronia che la produzione volevano gabbare.

Di tutte quante, però, ce n’è una dal cui richiamo si rischia di farsi incantare.

E in effetti ha a che fare con un’isola popolata di seducenti creature – certo più oliate e siliconiche di quelle leggendarie – il cui unico compito è gli innamorati di sei giovani coppie masochiste (non sposate e senza figli, non scherziamo!) indurre in tentazione e separare.

Temptation Island è innocente, banale, prolisso, ripetitivo, eppure è difficile da non guardare.

Con il rituale amatoriale del suo reality delle meraviglie – il cui regolamento ha diverse zone oscure – Maria De Filippi ha infatti capito come ciascuna nicchia di pubblico lusingare per raccogliere quello share estivo che è sempre difficile macinare.

Nel viaggio nei sentimenti che odora di mare – sincronizzandosi con qualsiasi ormone già un po’ in fibrillazione – s’intrugliano i micro-costumi della tv anni Novanta, gli inganni autoriali del reality tradizionale, le gelosie di Uomini & Donne, una colonna sonora ad hoc (dalle musiche di Amici per gli struggimenti a quelle di Gomorra per il crescendo di tensione) e concetti semplici semplici (“Schifo!”, “Mi sento leggero!”) che anche un non laureato fanno sentire superiore.

Perché la formula (av)vincente è tutta qui: a Temptation Island l’amore è oggetto di derisione virale, a partire dal sorriso a mezza bocca dell’imbarazzato conduttore, cosicché anche i più sostenuti al piacere proibito si possono senza sensi di colpa finalmente abbandonare.

E poi, ci sia Katia la Barbie fotonica, Oronzo il “malato di donne”, Nunzia la cornuta tenace o Valeria la vamp che nuove emozioni vorrebbe provare, le dinamiche di coppia son sempre le stesse, ben riconoscibili e con le radici affondate in storie dalle sofferenze vagamente shakespeariane.

“Bacon TV” l’ha etichettata una volta Emily Nussbaum – critica da premio Pulitzer – sul New Yorker. “È dolce e anche salata, grassa eppure irresistibile”, la addenti una, due, tre volte rassicurandoti, a ogni morso, che per qualche assaggio di pop trash nulla di male ti potrà capitare.

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