Tonfi e Trionfi | Le peggiori e le migliori serie tv del 2018

Tempo di lettura previsto: 6 minuti

Prima di dare definitivamente il benvenuto al 2019, ecco tutte le peggiori e migliori serie tv del 2018. Con qualche menzione speciale e qualcun altra davvero difficile da terminare.

Per la dura legge della peak tv, lo scorso anno stilare la lista dei tonfi e trionfi seriali è stato compito ostico. Stavolta, invece, decisamente più agevole. Nella sovrabbondanza soffocante di titoli da consumare veloci, pochi sono riusciti davvero a distinguersi nel bene o nel male. E la ragione principale per cui hanno lasciato il segno è una questione di aspettative confermate, sorprese, disattese. La maggior parte delle migliori serie tv del 2018 sono brevi racconti che hanno saputo trasmettere inattese emozioni. Alcune delle peggiori, invece, hanno sollevato clamore per poi rivelarsi quel che non erano. Nel mezzo, anche qualche visione interrotta a metà stagione.

I Trionfi – Le migliori serie tv del 2018

Il Miracolo-Migliori serie tv del 2018

La più enigmatica: Il Miracolo

Nella striminzita classifica di orgogli seriali italiani Il Miracolo non viene dopo Gomorra. Si colloca sul suo stesso piano e si aggiudica anche un posto tra le migliori serie tv del 2018. Perché è racconto diverso, di stranezza mai vista da queste parti, tenacemente enigmatico. Si avvolge in una coperta di atavico mistero e prova a srotolarla con tocco moderno e scientifico. Pare fredda, ma sotto la corteccia pulsa un istinto selvaggio. Come quello dei suoi personaggi, quasi mossi da una forza oscura. Dal premier che è utopia alla first lady indisciplinata, fino al missionario immorale.

Maniac-Migliori serie tv del 2018

La più folle: Maniac

Qui serve un mea máxima culpa. Per impressionante incastro di riferimenti da rielaborare poi in ciascun frammento onirico, l’esordio di Maniac era già nella lista dei migliori episodi dell’anno. Per errore, la sottoscritta l’ha perso nei meandri di Word. Ma è il compimento di una scommessa folle, dettagliatissima, che tuttavia non esaspera con una trama altrettanto complessa (capito, Westworld?). È dilettevolmente satura, anche nelle interpretazioni. E il suo vero trionfo sta nella coraggiosa scelta di non cedere alla tentazione della seconda stagione.

Patrick Melrose-Migliori serie tv del 2018

La più schizofrenica: Patrick Melrose

Le si definisca come si preferisce: montagne russe, volteggi, schizofrenie. Qualsiasi termine abbia insito il concetto di alto e basso può valere da metafora per questa miniserie. Perché a scandirne il ritmo è la personalità borderline di Patrick Melrose, che vive di euforie e calma piatta, allucinazioni e lucidità, dipendenze e sobrietà. Quando si pensa abbia finalmente voltato pagina, lo si guarda impotenti ricadere nel baratro. La dannazione di questo dandy moderno è ciclica e pervade tutto, proprio come l’eleganza che si propaga dalla figura di Benedict Cumberbatch.

Sharp Object-Migliori serie tv del 2018

La più conturbante: Sharp Objects

Qualcuno l’ha definita un bluff, altri una serie di pregio. Tutto dipende dalla personale percezione della sua prerogativa principale. La lentezza. Sharp Objects attira seducente nel suo feudo rurale intriso di segreti. Pare selvaggia, e lo è. Ma offusca le certezze trasudando un’afa umida che soffoca e affatica. Così i flash convulsi – creati ad arte da Jean Marc Vallée – dei suoi orrori raccapriccianti e dell’intreccio di devianze sembrano più un incubo, che la realtà. Ha un fascino malato, questo thriller, e se ne rimane invischiati fin oltre i titoli di coda.

Killin Eve-Migliori serie tv del 2018

La più deliziosa: Killing Eve

La trasposizione televisiva delle novelleVillanelle, firmate da Luke Jennings, è una delizia guarnita di tutto. Un alternarsi di suspense, azione, dramma e acuti motti di spirito, in base alle mosse delle sue due insolite eroine. Una spia poco avvezza all’avventura e una statuaria psicopatica, che si danno la caccia, fuggono una dall’altra, scoprono un’attrazione reciproca di ambigua natura. Perché in realtà sono complementari, multidimensionali, eternamente indecise. Come solo Phoebe Waller-Bridge riesce a plasmare la complicatezza femminile.

Bodyguard-Migliori serie tv del 2018

La più adrenalinica: Bodyguard

Lo dico, lo ridico e lo dico ancora: Bodyguard è tensione allo stato puro. Con venti minuti di incipit che non danno tregua e gli ultimi settantacinque scanditi dal solo immaginario ticchettare di un giubbotto esplosivo. La scrittura di Jed Mercurio è lineare ma densa, instilla il dubbio e ne intensifica le sfumature. Ma soprattutto, si fa beffe di ogni possibile logica di stereotipo e contro-stereotipo. L’unico, insomma, è nella premessa e inganna parecchio. Poi, libertà assoluta.

Homecoming-Migliori serie tv del 2018

La più vintage: Homecoming

Homecoming è apoteosi del vintage. Anzi, del virtuosismo vintage. Con l’omaggio marcato al passato, Sam Esmail ha stemperato un thriller che rischiava di appiattirsi sotto il peso ormai schiacciante del flashback. Ci sono sfondi sgranati, atmosfere rarefatte e la paranoia aleggia costante. Eppure il racconto scorre piacevole in un baleno. Perché pare di guardare un film hitchcockiano, più che una serie degli anni duemila. E anche se il maestro del brivido l’avrebbe vista diversamente, è divertimento rassicurante.

Kidding-Migliori serie tv del 2018

La più commovente: Kidding

Jim Carrey ha avuto il pregevole talento di far ridere come pochi altri. E ora anche di far piangere. Kidding li ha racchiusi entrambi in un racconto che senza di lui non sarebbe stato di tale intensità. Il suo difficile cammino verso la separazione di persona e personaggio ha reso più tangibile lo struggersi di Jeff Piccirillo per riscoprirsi più umano (e legittimamente più arrabbiato) dell’idolo dei bambini Mr. Pickles. Tanto che questo dramedy avrebbe potuto anche fare a meno della disfunzionalità familiare.

L'amica geniale - Migliori serie tv del 2018

La più sorprendente: La fiction Rai

Questo è l’anno della fioritura del progetto seriale imbastito dal servizio pubblico, finalmente. Rai Fiction è riuscita a mantenere costanza nei ritmi di uscita, nella qualità e nella varietà dei titoli originali, comprendendo di dover ricorrere, se necessario, al beneficio della co-produzione. Da L’amica geniale a I medici, da Il cacciatore a Rocco Schiavone, da La linea verticale a I Topi, si è tolta (e ha concesso) grandi e piccole soddisfazioni. Alternandole con scaltrezza alla solita fiction rassicurante per gli abbonati di sempre. L’unica ancora troppo bipolare tra il passo in avanti di Romanzo Famigliare e i dieci indietro de Il capitano Maria.

The End of the Fucking World-Migliori serie tv del 2018

La super serie dell’anno: The End of the F***ing World

The End of the F***ing World si è fatta conoscere da mezzo mondo lo scorso gennaio come serie di nicchia, fugace, ribelle. Eppure niente, non c’è stata altra novità che nei successivi dodici mesi sia riuscita a farla dimenticare. Perché animata da due protagonisti scritti e interpretati in maniera eccellente, alle prese con un viaggio all’insegna dell’avventura, della tenerezza e della scostante lunaticità. Un concentrato intimista di emozioni e paure che esplodono lungo il percorso trasformando il senso del dramedy. Non più ibrido di commedia e dramma, ma intensa metamorfosi dall’una all’altro.

Le migliori serie tv del 2018 – 5 brevi menzioni speciali

Succession
Un covo di viziati senz’anima che delizia per cinismo.

The Good Doctor
Il solito medical generalista, con il solito buonismo. A fare la differenza è il chirurgo autistico interpretato da Freddie Highmore.

Romolo + Giuly: La guerra mondiale italiana
Shakespeare incontra Boris nella Roma contesa. Nulla ha senso e per assurdità si ride.

The Good Fight
L’unico drama politico che ha saputo trarre vantaggio dal surrealismo dall’era Trump. Peccato non glielo si riconosca a sufficienza.

The Kominsky Method
Il lato tragicomico della senilità, con due volti di burbera eccezione.

I Tonfi – Le serie peggiori 2018

Gunpowder

La meno avvincente: Gunpowder

Tanto si è atteggiata a novità dinamitarda Gunpowder, da provocare il doppio della delusione una volta approdata sui teleschermi. La storia del tramare nell’ombra che portò alla “congiura delle polveri”, narrata però nel suo lato umano, sarebbe stata anche promettente. Ma la resa si è rivelata tediosamente lenta e inaspettatamente priva di collante emozionale. Colpa, forse, di affidamento eccessivo al cast sontuoso (da Kit Harington a Liv Tyler), oltre a un valzer poco opportuno di torture e altre crudezze. E il colp(acci)o è rimasto inesploso.

Disincanto

La meno soddisfacente: Disincanto

La stessa tediosità di Gunpowder ha tolto magia pure a Disincanto, la quale si era attirata attenzioni anche più grandi, in quanto pezzo ultimante la “trilogia temporale” di Matt Groening. La serie animata sulla principessa ubriacona ha peccato nel voler trarre troppo (per numero e lunghezza di episodi) da una premessa di limitata potenzialità, sviluppandola peraltro con una comicità meno acuta del solito. Il confronto con I Simpson e Futurama, si sa, era inevitabile. La minuzia e la vividezza grafica sono però incantevoli.

Tredici

La meno utile: Tredici

Era un progetto imperfetto ma interessante, una finestra per adulti sui cyber-problemi dei nuovi adolescenti, dalla struttura assai intrigante. Poi, però, Tredici ha deciso di dare retta al pubblico sconsiderato e tornare con una seconda scatola dei ricordi che ha rovinato tutto. Sforzarsi di allungare linee narrative già compiute è sempre operazione rischiosa, specie se collocate perlopiù nel passato. La storia del suicidio di Hannah Baker non aveva bisogno di nuove memorie mal collocate e dell’effetto bullismo portato all’estremo. Con dedita abbondanza di messaggi sociali da nauseare.

Queen America

La meno originale: Queen America

Ah, le serie tv su fat-shaming e disturbi alimentari! Fanno ingozzare di messaggi molto impegnati e rimanere a digiuno sull’unico enzima davvero utile a farli assimilare. Il carattere empatico del racconto, ovvero, il più delle volte disciolto in una pletora di stereotipi. Come quello (su Facebook Watch) che vede Catherine Zeta Jones allevatrice snob di reginette di bellezza, cavie del trattamento estremo e furtivamente cedevoli alle tentazioni. Mai sentita questa storia?

Insatiable

La serie peggiore dell’anno: Insatiable

C’era davvero bisogno di una sedicente comedy su di un’adolescente non più obesa, che per mentore ha un avvocato con la passione per i concorsi di bellezza? Secondo Netflix sì. Così il servizio streaming ha lanciato il concentrato di cliché pop Insatiable e ne ha confermato con fierezza una seconda stagione che con molta improbabilità riuscirà a dare un senso a questa serie figlia dell’assurdo. Prima che per i toni sfacciati (ma non irreali) sul fat-shaming, insomma, i polemici avrebbero dovuto indignarsi per la sua inutilità.

Le serie interrotte a metà

The Handmaid’s Tale
L’incubo da cui era impossibile uscire è diventato feuilleton con qualche falla e troppo sadismo. La prima stagione era sufficiente e negli ultimi episodi portava già le avvisaglie di tale deriva.

Westworld
Il ritorno avvincente era un falso allarme. Complessa al punto da mettere alla prova ogni interesse.

La casa di carta
Novità di peso adrenalinico, certo. Fino a quando non s’intestardisce ad allungare il brodo per bearsi dell’attenzione degli entusiasti.

Everything Sucks!
L’idea della teenager alla scoperta dell’omosessualità nell’epoca della fobia per l’AIDS era lodevole. La realizzazione meno. E all’ennesimo feticismo per l’antiquariato vintage si perde il coinvolgimento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.