Sanremo 2018, tutto il Festival in 11 parole

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Il Festival di Claudio Baglioni si è rivelato più piacevole di quanto ci si potesse aspettare. Un Sanremo 2018 all’insegna dell’equilibrio e dell'(auto)ironia, con poche sbavature e un garbo dal sapore retrò.

Chi avrebbe mai detto che un austero cantautore, una conduttrice essenziale e un attore impegnato avrebbero ridato dignità al Festival della Canzone Italiana? Concluse le cinque serate, Sanremo 2018 ha messo a tacere i dubbi, e non perché le aspettative fossero più funeree del solito. Merito di una ritrovata scrittura di qualità – che ha dato coerenza e fluidità a ogni segmento – oltre che di un Claudio Baglioni scaltro nel circondarsi di colleghi e ospiti dal ruolo ben integrato. Il direttore artistico è così la vera rivelazione di un Festival dal garbo retrò, finalmente capace di prendersi poco sul serio.

Claudio Baglioni

La maschera di gomma è rimasta intatta, eppure Baglioni ha saputo divertirsi. Dalla defilata rigidità iniziale, si è sciolto serata dopo serata, rivelandosi insolito “gioppino”. Il suo Sanremo sarà ricordato non solo come concerto in cinque atti del suo repertorio, ma anche per la sfilza di freddure infilate con il solo movimento oculare (“Ha un ritardo anche lui? Beh, è la parità tra i sessi” è il commento al ritardo telefonico di Fiorello). Tra gag riuscite e altre meno (quella del sosia Nando Predazzi è ancora da decifrare), ha sfoderato un’autoironia inattesa e l’intelligenza di lasciare a ciascuno il proprio ruolo. Strimpellatore instancabile, stupisce che abbia ancora le corde vocali intatte.

Michelle Hunziker

Il sorriso ormai marchio di fabbrica, un “meraviglioso” per frase e un applauso invocato per offuscare gli intoppi. Michelle Hunziker si è incaricata di dare ordine alla conduzione, attingendo allo stile essenziale di sempre e concedendosi qualche slancio da fan del big di turno. Senza troppi sforzi ha compiuto la missione richiesta. Solo non le si chieda di cantare…

Pierfrancesco Favino

Di possedere anche buone doti televisive, Favino lo aveva già dimostrato in diverse ospitate. Per lui l’etichetta di valletto è durata poco, vedendolo giocare perfino con la noiosa ripetitività del regolamento di gara. Suo è il culmine dell’intero Festival, con il monologo di Koltés sulla diversità e una rabbia da far abbassare lo sguardo per la vergogna. Il meglio lo sfoggia però nei momenti di impasse, come la telecronaca al lavoro dei tecnici sul palco. Una rara eleganza poliedrica che ricorda tanto i volti duttili del varietà di un tempo.

Fiorello

Conduttore aggiunto, ha dato la spinta iniziale al Festival con una scossa alla platea pettinata, riservandole il trattamento villaggio turistico. Il suo “su le mani, giù le mani” ha funzionato anche al telefono, dal quale (come promesso) ha rifatto capolino nella serata finale, per scimmiottare Laura Pausini e chiedere ad Andrea Scanzi cosa fosse riuscito a vedere sedendo dietro il capelluto Allevi, collega di giuria. La sua comparsa concede poco ma appaga sempre, e non rimane che rimpiangere le potenzialità di un Sanremo nelle sue mani. Forse, però, il guardarsi bene dal cedere alla tentazione è mossa astuta.

Musica

Pervenuta, certo. Ma solo quella di Baglioni, che nell’annuncio di voler riportare il focus sulla canzone, aveva forse omesso ci si riferisse al suo repertorio. Così, tra un brano cult e l’altro, gli inediti in gara hanno fatto da contorno. Il che non si è rivelato un male assoluto, almeno fin quando, a notte inoltrata, il direttore artistico ha lanciato la trovata per ingannare l’attesa degli ultimi voti. “Ne facciamo un’altra?”, e rivolta fu.

Ospiti

Cantanti o meno, intonati e non, i volti passati dal palco dell’Ariston non sono potuti scampare all’obbligo di intonare un successo baglioniano (colti alle spalle dal truffaldino direttore). Malefica autocelebrazione, che ha dato tuttavia coerenza all’incalzare di ospitate. Eccetto l’imbarazzo di Sting nel cantare (pare) in italiano e il triste monologo di Baudo, nessuno è sembrato fuori luogo. Se non altro, si è evitato l’inutile sfilare del parentado di Delon e Belmondo.

Comici

Nessuna presenza fissa, soltanto un avvicendarsi di serata in serata. I comici che hanno fatto visita all’Ariston non hanno deluso, anzi. Dal Mago Forest a Nino Frassica, antidoti notturni all’assopimento sicuro, Sanremo 2018 si è rivolto all’umorismo più semplice, ma che non stanca mai. Menzione speciale, poi, a Virginia Raffaele. Sale sul palco, fa il verso a Michelle Hunziker e maltratta l’anziano Baglioni, da cui riesce pure a farsi imitare mentre imita Belén. Travolgente, anche senza maschere.

Speciali

PrimaFestival e DopoFestival, si sa, non avevano compito facile. Ma qualcosa in più avrebbero potuto plasmarlo. Se i cinque minuti pre-diretta non hanno sfruttato la spigliatezza satirica di Melissa Greta Marchetto, le chiacchiere post hanno lasciato cadere gli spunti succosi (come la patata bollente del plagio Meta-Moro), limitandosi a scopiazzare da qualche meglio riuscito esempio pay. Tra l’impaccio di Edoardo Leo, il confinamento di Carolina Di Domenico e la presenza a sé di Sabrina Impacciatore, l’impressione è che per la prima volta la vera ironia si sia spostata al Festival. A tal proposito, i The Jackal avrebbero qualcosa da insegnare…

Social

Sul fronte social, Sanremo 2018 sarà ricordato per la signora Rosa Trio. O almeno sarà lei a ricordarsi di questo Festival, e di come ha guadagnato 17 mila follower in soli 10 secondi di comparsa in video, con rincaro di dose da parte di Hunziker due sere dopo (oggi siamo a oltre 29 mila). Per il resto, la Rai ha proseguito con il buon lavoro già iniziato sul fronte seriale. Esibizioni e frammenti caricati in tempo reale su RaiPlay e YouTube, aggiornamenti dal dietro le quinte e curiose stories Instagram di Duccio Forzano dalla sala di regia. L’account ufficiale ha estratto dal cilindro anche qualche GIF divertente, soprattutto sul mitologico Beppe Vessicchio.

Scrittura

Se ci si chiede come un compassato cantautore, un attore impegnato e una conduttrice minimal siano riusciti a far funzionare un Festival senza retorica e ospiti hollywoodiani, la risposta è una sola. La scrittura. Finalmente, si è capito come non basti giustapporre segmenti, per creare un programma di qualità. Ci vuole infatti un filo logico in grado di dare senso a ciascun segmento. Baglioni e la squadra di autori l’hanno trovato nella sua stessa musica (che piaccia o no) e nelle gag (a dispetto della loro effettiva riuscita), anche quelle promozionali. Elemento scontato, ma talmente raro da queste parti da doversene ancora stupire.

Femminismo

Quella femminista è senza dubbio la pagina più oscura di Sanremo 2018. Michelle Hunziker ha tentato di sostenerla con qualche fiore e un hashtag (#Iosonoqui) passato quasi inosservato, salvo poi lasciar cadere con un sorriso i frequenti “bella, ancor prima che brava”. Pasticcio di ipocrisia, poi, il flash mob canterino sul potere delle donne (“che sono tutte madonne”). Solo le mamme napoletane, però, affezionate alla gonna un po’ lunga e pronte a dire un altro sì all’ennesimo mazzo di rose. Meglio allora lasciare più spazio alle parole intense e delicate di Roberto Vecchioni.

One Comment

  1. Galante Favino, dolce Michelle, che complicit ! L’attore stato la vera rivelazione del Festival di Sanremo, meno musone dei personaggi che interpreta e pi alla mano come nella pubblicit della Barilla. Bello, elegante e fascinoso. Merito, a quanto pare, della Hunziker che sera dopo sera riuscita a tirar fuori tutto il potenziale televisivo dell’attore tanto da meritarsi una dedica d’amore. Infatti, sul suo profilo Instagram, Favino, che gioved ha portato i fiori in platea alla moglie, ha scritto: “Si sta per chiudere questa avventura. Questa donna stata la mia colonna, la mia amica, la luce quando si faceva buio. Grazie Michelle!”. E la Hunziker ha risposto su Instagram con una galleria di foto della kermesse (molto intriganti quelle dove i due si guardano) e un ringraziamento: “ecco alcuni scatti dell’ultima serata. stato un Festival dai numeri importanti e di record infranti come non accadeva da tempo. Per me rimarr sempre indelebile nel cuore come un’unica e indescrivibile emozione”. Il feeling tra la Hunziker e Favino non sfuggito alla gelosia dei rispettivi coniugi felici che il Festival sia finito.

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