La Telesploratrice | ‘Trapped’ e il volto fosco della placida Islanda

Tempo di lettura previsto: 2 minuti

In onda nel 2015 e quasi pronto alla seconda stagione, questo thriller islandese ha impiegato giusto qualche anno prima di approdare in Italia (dal 5 febbraio su TIMvision). Ma oltre a essere un’ottima opzione per una maratona invernale, perché scegliere di guardarlo?

Siglufjörður (ostico leggerlo, figurarsi pronunciarlo) è una di quelle pittoresche cittadine che si ammirano sulle guide nordiche. Pochi abitanti e criminalità rasente lo zero. Tanto che gli unici tre agenti della polizia locale si concedono qualche giocata al pc tra un caso di sosta vietata e l’altro. Basta però un ritrovamento raccapricciante e qualche nuovo sbarco in città a risvegliare i fantasmi del passato, dai quali una tormenta rende impossibile fuggire.

Orgoglio islandese, Trapped non è la prima serie a tingere di rosso il candore della neve, eppure ha un fascino tutto particolare. Sarà per la natura sconfinata e inquieta, oppure per le musiche emozionali di Jóhann Jóhannsson (pluripremiato per La Teoria del Tutto), il suo mistero conquista. Ritratto dei mali che non risparmiano neppure gli angoli più remoti della terra e della claustrofobia che dà origine al caos dell’animo umano.

Trapped-recensione

Trapped, puzzle lineare tra suspense e irrequietudine

La serie in breve: Il titolo originale, Ófærð, significa pressappoco “invalicabile”. Difficile figurarsene l’entità, però, se non si vive ai piedi del circolo polare artico, dove le tempeste di neve offuscano la visuale e paralizzano ogni possibile via di uscita. Per la distribuzione internazionale di questo thriller islandese – il più costoso finora prodotto in patria – si è preferito dunque ripiegare sul più evocativo Trapped, che rende piuttosto bene l’idea di un racconto in cui la furia atmosferica non lascia scampo a nessuno. Né, cioè, all’omicida che ha mutilato il corpo della sua vittima sperando che il mare lo inghiottisse, né tantomeno ai pochi abitanti di un isolato villaggio di pescatori, ora costretti a venire a patti con i propri segreti. Nell’impossibilità della fuga, tutti – compreso un gruppo di turisti appena sbarcato – devono convivere guardandosi le spalle gli uni dagli altri, mentre un taciturno poliziotto tenta di far luce sull’accaduto.

Perché guardarla: Il regista e creatore Baltasar Kormákur ha ragione a definirla “un mix di noir nordico e Agatha Christie”. Come in una sorta di Assassinio sull’Orient Express torbido e glaciale, l’ambiente circoscritto rivela infatti gli scheletri più o meno ingombranti nascosti nell’armadio di ciascun personaggio, facendone un potenziale colpevole e ramificando le indagini dal solo omicidio a questioni ben più aberranti (come un’insospettabile tratta di ragazzine destinate alla prostituzione). L’attenzione resta quindi alta nel lento dipanarsi del mistero, anche grazie alla scaltrezza del cliffhanger a fine episodio. Trapped, insomma, non rinnova il genere, ma riesce a distinguersi come puzzle dagli incastri lineari, che colloca ogni tessera al posto giusto. Specie in fatto di suspense, qui intensificata  dal fattore paesaggistico, che vale da sé la visione e si fa metafora del meccanismo dell’animo umano. Tanto quieto nel suo ordinario esistere, quanto irruento nel cedere alla prima crepa.

Dove guardarla: su TIMvision (qui il trailer)

Tempo richiesto: 10 episodi da quasi 50 minuti, per un totale di circa 8 ore

L’episodio migliore: 5. La natura si fa ancor più irrequieta e un ulteriore livello claustrofobico si aggiunge al racconto, aumentando la suspense di una corsa contro il tempo.

Voto: 4
Trapped-Voto-4

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.