Le Teleclassifiche | Tonfi e Trionfi nella tv di gennaio 2018

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Tutti i tonfi e trionfi che hanno segnato la tv di gennaio 2018, voto per voto, giudizio per giudizio.

Svariate novità seriali e diverse trasmissioni al via. L’anno nuovo si è già mostrato vivace su molti fronti, mettendo in luce anche qualche passo falso. Per quanto appartenenti a universi paralleli, però, i tonfi e trionfi nella tv di gennaio 2018 riflettono un solo principio: budget ambiziosi e infiniti minuti a disposizione non sempre servono a costruire un racconto di qualità. Talvolta, concretezza e autenticità sono il valore narrativo aggiunto.

Trionfi: Il saggio Letterman e i suoi grandi ospiti

Tv di gennaio 2018-Letterman-voto

La lunga barba era sintomo di cambiamento. Eppure, il ritorno alla tv di David Letterman ha eluso buona parte delle aspettative, lasciandosi alle spalle i 33 anni di Late Show. Nuova piattaforma (Netflix), calma serafica (sole sei puntate rilasciate con cadenza mensile) e uno spirito inedito. Non c’è bisogno di presentazioni (My Next Guest Needs No Introduction) non fa da sfondo allo sfogo del solito sarcasmo istrionico e spudorato. A Letterman bastano ora due poltrone, luci soffuse e un filo di autoironia per restituire un ritratto intimo di chi ne ha accettato l’invito. Un format che si sottrae scaltro al confronto con i late night show attuali, dedicandosi al genuino interesse per il grande ospite di turno. Per giunta, l’impressione è che il meglio debba ancora venire. Poco di originale è emerso dall’intervista a Barack Obama che, pur piacevolmente surreale (specie nell’ignorare Trump), ha comunque iniziato a scandire il senso del programma. Un semplice ciclo di chiacchierate tra amici, dove l’ansia dei numeri e il fine promozionale si assentano, per lasciare spazio alla sola curiosità umana.

Solista | Voto 4.5
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Tonfi: Il talento Cattelan e l’inerte star system italiano

Tv di gennaio 2018-Cattelan-voto

Per la scuola di Letterman ha fatto un giro anche Alessandro Cattelan. L’unico (o quasi) a riuscire nell’impresa di far attecchire un late night show in 64 anni di tv italiana. Arrivato però alla quinta stagione, il suo E poi c’è Cattelan sembra vivere una fase di stallo. A svalutare la consistenza di questa rivisitazione semplice e giocosa dell’esempio americano (basta addentrarsi su YouTube per cogliere i riferimenti ai vari Kimmel, Fallon, Meyers, Corden) è infatti l’ingrediente base: gli ospiti. Per la legge insita nelle dinamiche del genere, chiunque sieda su un simile divano accetta di prestarsi come spalla umoristica del padrone di casa. Così, mentre le celebrity statunitensi colgono la sfida all’ospitata più memorabile, i colleghi nazionali sono impacciati e fin troppo sostenuti, quasi a degnare della propria presenza. Il risultato è una carenza di aneddoti a cui il conduttore cerca affaticato di sopperire, con lieve concorso di colpa. Talento raro da queste parti, se Cattelan volesse davvero emanciparsi dall’etichetta di eterno ragazzo prodigio, potrebbe iniziare dal suo monologo di apertura. Un pizzico di sana mordacia sulle assurdità attuali (anche politiche) sarebbe una svolta di maturità non indifferente, che varrebbe già da sé la mezz’ora quotidiana.

Sospeso | Voto 3
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Trionfi: Il risveglio della serialità italiana

tv di gennaio 2018-fiction italiana

Nuovo anno, nuovo corso. L’arrivo del 2018 ha riservato diverse sorprese seriali. Questa volta (miracolo!) non si è dovuto neppure guardare troppo oltreoceano. Anzi, tra Romanzo Famigliare e Immaturi – La serie, la fiction generalista ha dimostrato di poter produrre racconti piacevoli e meno dozzinali, senza rifugiarsi nell’agiografia. Se i due titoli sono però incappati in qualche incertezza (tanto didascalica quanto recitativa), ve n’è un terzo che ha rasentato l’impeccabilità. La Linea Verticale, medical al contrario, ha scelto di correre sul confine sottile tra dramma e commedia per raccontare una storia di autentica umanità. Veloce, surreale, cinica (ma non all’eccesso), la serie scritta da Mattia Torre e interpretata da Valerio Mastandrea è un piccolo capolavoro. Segno – tra pre-rilascio in streaming e commistione di generi – di una tendenza che ha finalmente capito come incuriosire le nuove generazioni, senza spiazzare la platea tradizionale. Meglio però non urlarlo troppo…

Volenterosa | Voto 4
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Tonfi: Glacé, il crime insipido dal paesaggio suggestivo

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La rivincita seriale italiana riecheggia ancor più nel parlare di Glacè. La produzione francese – rilasciata da Netflix – ha calamitato la fiducia amante del thriller, per poi tradirla miseramente. E dire che i presupposti per una buona riuscita erano notevoli. Un caso piuttosto insolito, attorno al quale ruotano un ambiguo serial killer rinchiuso in un ospedale psichiatrico, un poliziotto tormentato e una giovane psichiatra in cerca di risposte. La corsa contro il tempo per fermare una scia di omicidi riapre alcuni misteri del passato, resa greve da un’atmosfera glaciale e ovattata dal silenzio nevoso. Solo questa è la nota distintiva di un crime che non riesce davvero a creare suspense. Difficile, poi, seguire con il fiato sospeso le disavventure di un gruppo di antieroi soltanto abbozzati. Nonostante la formula breve (soli sei episodi) il tempo sembra così dilatarsi, costringendo alla resa ben prima di raggiungerne il punto di svolta.

Gelida | Voto 2
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Trionfi: Il kitsch intelligente di Le spose di Costantino

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Prendete cinque stralunate signore della tv, affiancatele a Costantino della Gherardesca e poi spedite la stramba accoppiata in qualche posto remoto del mondo. In luna di miele, per l’esattezza. Per sostituire alcune coppie locali nelle loro abitudini di vita quotidiana. Questo è in breve Le spose di Costantino, il docu-reality che in quattro puntate ha visto Elisabetta Canalis, Paola Ferrari, Eleonora Giorgi e Valeria Marini alle rispettive prese con la realtà giamaicana, ghanese, georgiana e ugandese. Inutile negare l’esito kitsch del programma, che tuttavia si è rivelato un’amabile sorpresa. Tra il sarcasmo erudito del conduttore e la mancanza di realismo delle sue accompagnatrici, ogni viaggio ha dato risposta concreta a un volteggiare di diffusi cliché culturali. Azzeccata e insolita, inoltre, la scelta di esplorare integralmente le diverse destinazioni, dai bassifondi ai quartieri benestanti, generazione per generazione. Esempio riuscito di intrattenimento intelligente, abile nell’imprimere conoscenza senza mai farsi retorico.

Sagace | Voto 4
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Tonfi: I passi indietro di Masterchef

Tv di gennaio 2018-Masterchef-voto

Al cinismo bonario di Costantino della Gherardesca fa da contraltare quello serioso dei quattro giudici di Masterchef. Ma, giunte alla settima edizione, le sfide tra i fornelli del rodato format marciano ormai verso un progressivo affievolirsi. Le nuove puntate si faranno forse ricordare per l’arrivo di Antonia Klugmann, che ha vinto con personalità il cameratismo maschile dei colleghi, dosando autorevolezza e umanità, senza dover gonfiare il proprio ego. Passata però la curiosità – anche per gli effetti della “dipartita” del pilastro Carlo Cracco – rimane ben poca polpa. Conseguenza, soprattutto, di un’inedita attenzione per il privato e le diatribe interne a un gruppo di aspiranti chef scarno di autentici personaggi. Se nelle prime edizioni poco si sapeva di ciascun concorrente, la narrazione predilige ora i trascorsi personali, gli attriti, i piagnistei. Brusca virata dal focus culinario che, fonte primaria di mordente e tensione, aveva spinto la rivoluzione della tv cuciniera.

“Gamberesca” | Voto 2,5
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SuperTrionfo: The End of the F***ing World e la forza del racconto breve

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Neanche un mese, e la classifica dei trionfi dell’anno ha già un posto prenotato. Non c’è dubbio infatti che The End of the F***ing World sia la rivelazione di questo inizio 2018. Di nicchia ma dal richiamo mainstream, brevissima ma travolgente, ritratto della rabbia adolescenziale e al contempo dell’inettitudine adulta. Energia narrativa alla quale le interpretazioni di Alex Lawther e Jessica Barden donano un valore aggiunto, abili nel dare espressione al disagio di James e Alyssa. Auto-diagnosticatosi psicopatico lui, rabbiosa e irriverente lei, questa coppia di diciassettenni vive una fuga rocambolesca dall’insofferenza verso il microcosmo ordinario che la circonda, per poi riscoprirsi in grado di provare emozioni molto più comuni di quanto creda. L’elemento più curioso si annida comunque nel dramedy scomposto, dove l’incalzare di disavventure scandisce il graduale passaggio dal comico al dramma, senza mescolarli direttamente. Quasi tre ore di surreale follia dal retrogusto amaro.

Impeccabile | Voto 5
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SuperTonfo: Il triste calderone di 90 Special

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Nell’aleggiare nostalgico sui palinsesti del piccolo schermo nazionalpopolare, Mediaset non aveva ancora messo mano ai propri archivi. Almeno non con un programma ad hoc. Per farlo, ha atteso l’arrivo di Nicola Savino, che ha caldeggiato in tutte le salse di non perdersi il suo 90 Special. In effetti, per i giovanissimi dell’epoca, la novità di Italia 1 avrebbe dovuto essere un felice ritorno alla propria infanzia. Peccato però che il salto nell’epoca d’oro della tv commerciale si sia rivelato un nevrotico susseguirsi di ricordi privo di un filo logico. Un enorme calderone in cui si è gettato (in ordine più o meno sparso) immagini del repertorio più volgare, ospitate di volti storici, rispolvero di vecchie glorie, riabilitazione di eclissate soubrette. A un affaticato Savino, poi, non si sono certo resi utili una Katia Follesa costretta alla battuta dozzinale, un’Ivana Mrazova manichino umano, il solito Malgioglio e un Michele Cucuzza reinventatosi specialista social (ma perché?!). Il tutto, in un clima di malizia adolescenziale restaurante addirittura il fascino occulto della seconda serata (c’è Rocco Siffredi, scandalo!), per concludere tre ore d’interminabile diretta, finora rese digestibili solo da Fiorello. Se non altro, lo spirito Mediaset dell’epoca è rimasto intatto.

Grottesco sequestro di spettatore | Voto 2
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