Violenza contro le donne: 5 serie tv per prenderne consapevolezza

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Con il recente dibattito sollevato dal caso Weinstein, la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne assume un significato più vivido che mai. Da ricercare anche nella narrazione seriale, grazie ad alcuni titoli dal punto di vista inedito, ma tutt’altro che banale.

Almeno una volta nel cammino della propria evoluzione, i personaggi femminili del piccolo schermo si scontrano spesso con la meschinità della violenza sulle donne. Tuttavia, che la vivano – tra passato e presente – sulla loro stessa pelle oppure indirettamente, si ritrovano di frequente oggetto di racconti inadeguati. Una resilienza stoica e inverosimili risoluzioni a lieto fine sono infatti gli espedienti narrativi in cui gran parte delle trame inciampa, sorvolando sul realismo (specialmente psicologico), nel nome di uno sguardo morbosamente dettagliato e di un sensazionalismo drammatico.

Soprattutto negli ultimi tempi, però, qualche tentativo di invertire tale tendenza ha iniziato a rivelarsi. Peraltro, con una risonanza tutt’altro che contenuta. Come del resto, nel turbinio di notizie di questo fine 2017, sembra risuonare ancora più forte il messaggio lanciato dalla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Da celebrare anche accomodandosi davanti alla tv, in diverse occasioni abile nel trattarne il significato in maniera originale ma non banale, cosciente ma non retorica. A tal proposito, ecco 5 serie che sono riuscite egregiamente nell’intento.

1. Big Little Lies

I vizi e i segreti di una cittadina come Monterey, un omicidio e cinque donne battagliere. Dalla premessa, Big Little Lies avrebbe avuto ogni ragione per essere considerata l’ennesimo groviglio di scaramucce in rosa. Invece, questo drama HBO andato in onda nei primi mesi dell’anno, ha saputo eludere qualsiasi aspettativa, utilizzando il pretesto thriller per raccontare una storia insolita (ma reale) di solidarietà femminile. Nessun culmine litigioso, dunque, bensì il graduale placarsi di ogni tensione tra le protagoniste, involontariamente unite nell’affrontare una spirale di abuso a lungo rimasta latente.

Tra la deriva feroce di un matrimonio tossico e i ricordi offuscati di uno stupro brutale, la serie esplora le tante sfumature della reazione alla violenza, facendosi esplicita ma mai morbosa. Dalla negazione alla rabbia, la chiave per sbloccare i meccanismi di difesa passa per una terapia ben rappresentata e per un’apertura alla fiducia reciproca. L’elemento più importante, però, è che non ci si trova a seguire le avventure di un gruppo di eroine senza macchia e senza paura, identificandosi piuttosto con le reazioni comuni di cinque donne estremamente normali. Il che ne fa la sintesi più eloquente dei valori racchiusi nella giornata del 25 novembre.

L’episodio più consapevole:  dal primo al settimo, ogni episodio è una tessera fondamentale

Violenza contro le donne-Big Little Lies
Shailene Woodley, Reese Witherspoon e Nicole Kidman nell’episodio finale di “Big Little Lies”

2. Unbreakable Kimmy Schmidt

Quale regola impedisce a una serie comedy di diffondere la consapevolezza sulla questione violenza sulle donne? Nessuna, appunto. Lo dimostra il mondo colorato di Unbreakable Kimmy Schmidt, la sitcom Netflix prodotta da Tina Fey, in cui una quasi-trentenne dall’inaffondabile ottimismo riprende in mano la sua vita dopo essere stata segregata in un bunker per quindici anni, ostaggio del fondatore di una falsa setta apocalittica. Tra una risata e l’altra, ci si rende infatti progressivamente conto di quanto ogni sua divertente stranezza non sia in realtà conseguenza del trauma subito. Ad esempio, Kimmy è rimasta ferma all’età adolescenziale e reagisce in modo inconsciamente aggressivo agli approcci di intimità.

Eppure, il termine “stupro” non fa mai capolino. Almeno non fino alla terza stagione, quando l’episodio forse più amaro la vede tentare di dissuadere una donna decisa a sposare il suo rapitore, sebbene in carcere. L’esperienza di vittima si scontra così con l’ostinata negazione di un’autostima fragile, senza mai perdere in brillantezza. “Se ci vediamo solo un’ora a settimana non si renderà mai conto che sono un inutile ammasso di scemenze e mi amerà per sempre!”, confessa la guest star Laura Dern. E il messaggio colpisce forte e chiaro.

L’episodio più consapevole: stagione 3, episodio 3 (Kimmy non può aiutarti!)

Violenza contro le donne-Unbreakable Kimmy Schmidt
Ellie Kemper è una bizzarra adolescente nel corpo di un’adulta in “Unbreakable Kimmy Schmidt”, nella cui sottile trama comedy si parla di violenza sulle donne

3.Tredici

Banale, esagerata, innervosente, pericolosamente esplicita. Rilasciata da Netflix in primavera, Tredici è stata accolta da pareri non del tutto positivi. In parte poiché onesta nel riavvolgere il nastro (nel vero senso della parola) della sequela di schiaffi sociali che portano al suicidio di una teenager vittima di bullismo, in parte poiché confusa come teen drama dall’intento educativo, quando in realtà più utile ad aprire agli adulti una finestra sull’odierno mondo adolescenziale. Ad ogni modo, che la si promuova o la si bocci senza pietà, non le si può negare di aver portato sul teleschermo una delle ricostruzioni più forti e rispettose del significato di “violenza sessuale”.

Perché le stesse parole della giovane Hannah Baker, scorrono mentre un coetaneo recidivo la sorprende alle spalle, senza lasciare scampo neppure allo spettatore. Non c’è nudità, infatti, né il sottile voyeurismo che spesso distoglie l’attenzione. Ci sono solo gli occhi di Hannah, la sorpresa, il carico di rabbia che si trasforma in inutile resistenza, e le emozioni che svaniscono lentamente fino alla totale dissociazione da se stessa. Non stupisce affatto che l’episodio in questione sia scritto e diretto da due donne (Jessica Yu ed Elizabeth Benjamin), rigorose nel lasciarne tutta la brutalità alla coscienza di chi guarda.

L’episodio più consapevole: stagione 1, episodio 12 (Cassetta 6, parte B)

Giornata violenza donne-Tredici
Katherine Langford interpreta Hannah Baker in “Tredici”, raccontando le difficoltà dell’adolescenza (specie se femminile) in tempi social

4. Broadchurch

Fiore all’occhiello del crime britannico, Broadchurch non si è mai risparmiata nell’esplorare i meandri più bui della fredda e feroce irrazionalità umana. Così, dopo essersi concentrata per due stagioni sulla pedofilia omicida e sulle sorprese ancor più crudeli che la giustizia sa riservare, la serie ha affidato ai detective Hardy e Miller un caso di violenza. Quel che davvero meraviglia, però, è la cura scrupolosa con cui si rende profondità realistica all’intreccio, rinunciando a qualsiasi orpello televisivo. Soprattutto perché Trish – che trova il coraggio per denunciare soltanto diversi giorni dopo l’accaduto – non corrisponde alla figura di gran parte dei personaggi che ne condividono il trascorso. È una donna più che comune, di mezza età, poco avvenente e dalla vita tranquilla. Semplicemente, si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Eppure, lo stesso vortice di cui negli ultimi mesi si è tanto dibattuto, travolge anche lei. Il dolore di dover rievocare e raccontare, il senso di colpa per quel bicchiere in più che le ha offuscato i ricordi, la paura di ripercussioni e della smentita, la vergogna nel vedere il proprio intimo gettato in pasto all’opinione pubblica. L’episodio di apertura, poi, va oltre, assumendo le vesti di servizio pubblico. Nel ripercorrere scrupolosamente la normale procedura attivata dopo ogni denuncia di violenza, Broadchurch informa che chiunque incorra in una simile esperienza non viene abbandonato a sé. Peccato solo che non sempre ci si imbatta in rassicuranti professionisti dall’istruita sensibilità psicologica.

L’episodio più consapevole: stagione 3, episodio 1 (Episodio 1)

Broadchurch-Terza stagione
Julie Hesmondhalgh e Jodie Whittaker nella stagione conclusiva di “Broadchurch”, incentrata sul percorso di una vittima di violenza sessuale e sulla rete di professionisti a suo sostegno

5. The Good Wife

Se la violenza sulle donne punteggia spesso gli episodi dei procedural trasmessi dai broadcaster generalisti, il legal drama The Good Wife si è spesso distinto nel raccontarla con uno sguardo moderno e disincantato. Nel corso delle sue sette stagioni tante sono le sfaccettature affrontate in aula dalla protagonista Alicia Florrick: la piaga dello stupro nei campus USA, il dilemma etico di difendere un’uxoricida, l’insabbiamento degli abusi in ambienti di lavoro fortemente maschili (come quello militare), la colpevolizzazione della vittima e l’intervento dei social come strumenti di giustizia, o ancora la rinuncia alla denuncia per paura di un aggressore troppo influente. Non solo. La serie non ignora il risvolto della medaglia, addentrandosi in un dibattito sul concetto di “molestia” e sul rischio di banalizzarne la gravità a causa dell’esagerazione. Tentativi non sempre riusciti in fatto di fluidità narrativa, ma senza dubbio lodevoli per la ricerca di punti di vista inediti.

Episodi più consapevoli: stagione 2 episodio 5 (Politicamente corretto), stagione 4 episodio 6 (L’arte della guerra), stagione 4 episodio 20 (Idealismo e cinismo), stagione 5 episodio 4 (Fuori dalla bolla), stagione 6 episodio 8 (La zona rossa).

The Good Wife
Josh Charles e Julianna Margulies nell’episodio 4×20 di “The Good Wife”, dove contro la colpevolizzazione della vittima si batte direttamente il gruppo hacker Anonymous

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